affresco S. Maria dellalbero

Secondo la tradizione il piccolo santuario della Madonna dell’Albero sorse nel 1517 per commemorare un’apparizione della Vergine di qualche anno prima ad alcuni fanciulli e contadini per annunciare la fine di diverse calamità. Una scritta sulla facciata conferma questa come data di costruzione; secondo alcuni studiosi, invece, in quell’anno sarebbe stata un ampliata. In origine doveva essere la cappella gentilizia del Castello, eretta nel corso del XV secolo.

L’impianto planimetrico originale della chiesa e le sue decorazioni principali sono sostanzialmente rimasti inalterati. Un’unica navata che termina con la cappella maggiore quadrata; ai lati due cappelle minori dedicate rispettivamente, a sinistra, a Sant’Antonio Abate e, a destra, a Santa Caterina Vergine e Martire.

Il soffitto è particolarmente articolato: volta a botte unghiata per la navata, volta a ombrello per la cupola centrale, volta a crociera per l’abside. Tutti i dipinti – sia a parete che nelle volte – sono stati realizzati entro il 1606, come risulta da varie testimonianze.

Nel corso degli anni ha subito alcuni restauri. L’ultimo, ai dipinti, nel 1975

Affresco della Madonna dell’Albero

La bellissima immagine della Vergine col Bambino che orna l’abside del santuario della Madonna dell’Albero venne realizzata nel 1517, come è documentato nell’epigrafe posta sul tronco dell’albero, a ricordo dell’apparizione della Madonna ad alcuni fanciulli. Tra i vari elementi di interesse che contraddistinguono questo bellissimo affresco si può notare, sul fondo a destra dell’albero, la raffigurazione del Castello di Carimate.

L’autore del dipinto è sconosciuto ma sono evidenti le influenze culturali milanesi e lariane. Il volto della Vergine, realizzato per mezzo di un’accurata linea di contorno che ne rivela i tratti in modo preciso e quasi calligrafico, può essere fatto risalire all’immagine della Madonna tra i Santi Sebastiano e Rocco (1504) realizzata dal pittore comasco Giovanni Andrea de Magistris nella chiesa di San Fedele a Como.

La Vergine di Carimate si distingue per un’impostazione maestosa e concreta: saldamente seduta sui rami dell’albero rivela uno sguardo semplice ed estremamente comunicativo. La dolcezza dell’espressione e l’appena accennato chiaroscuro denunciano il rapporto tra il pittore e il primo leonardismo lombardo.

Affreschi della volta centrale e della volta absidale

Gli affreschi che decorano le vele della volta a crociera dell’abside con le immagini di angeli e con l’episodio dell’Incoronazione della Vergine, e quelli che si ammirano sugli spicchi della volta ad ombrello, raffiguranti – in modo alternato -i quattro Padri della Chiesa (nel mezzo) e i quattro Evangelisti (negli angoli), sono opera di un artista attivo negli ultimi decenni del XVI secolo. Particolarmente interessante ed originale è l’impianto compositivo della volta ad ombrello che richiama per molti temi la volta della cappella di Sant’Aquilino nella chiesa di San Lorenzo a Milano.

Affresco staccato di Sant’Antonio

Collocato sin 1517 circa nella cappella di sinistra, il dipinto raffigurante Sant’Antonio abate immerso in un ampio paesaggio è stato riportato alla luce solo nel 1975 in seguito alla campagna di restauro condotto sotto la direzione di Maria Teresa Binaghi, della Soprintendenza di Milano. Infatti era rimasto nascosto per diversi secoli sotto un altro affresco, raffigurante anch’esso Sant’Antonio abate e realizzato nella seconda metà del XVI secolo; ora si trova sulla parete di sinistra della navata.

Nel restauro si è proceduto, anche per esigenze conservative, allo stacco dell’affresco più antico, il che ha consentito di recuperare la relativa sinòpia (disegno preparatorio). È alquanto raro e interessante poter confrontare contemporaneamente sinòpia e affresco.

Il dipinto appartiene alla prima fase di decorazione della chiesa e si inserisce bene in quel particolare filone della pittura rinascimentale lombarda, caratterizzato da uno spirito poetico e quasi idilliaco che vede tra i suoi maggiori rappresentanti Vincenzo Foppa, Ambrogio Bergognone e Bernardino Luini. Infatti, per la particolare bellezza ed eleganza d’esecuzione è stato in più occasioni individuato quale prodotto della scuola del Bergognone. Altri, invece, rimandano alla bottega di Bernardino De Donati, artista di origine milanese attivo nell’Alto Lago.

Fonte: “Carimate tra la storia e la cronaca”; Autori vari; ed. Comune di Carimate